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LA REGINA DELLE GRANFONDO IN MTB: LA RAMPILONGA
Tuesday 10 June 2008

salita-gruppo1.jpgFaccio fatica a trattenere l’emozione: il cuore batte veloce, il corpo freme nell’attesa della partenza. Mi guardo, nervosamente, in giro. Anche se sono nell’ultima griglia sono circondato da una moltitudine di colori che rifulgono sotto il sole e da centinaia di rampichini che attendono il via. In lontananza vedo lo striscione della partenza che riporta in grande la scritta “ XVIII° Rampilonga”.
“Rampilonga”, un nome che per anni ho sentito decantare ed elogiare, non senza un notevole rispetto, da chi frequenta il mondo delle gare in MTB. Un nome che è un codice che identifica i membri di una setta che custodisce un segreto, quello di aver partecipato ad uno dei più spettacolari e affascinanti eventi di ogni stagione ciclistica. Ma io cosa ci faccio qui? Semplice: dopo anni di amici che raccontavano con il luccichio negli occhi di questa “Rampilonga”, ho deciso di voler vivere anch’io quelle emozioni e quelle sensazioni. Così ecco affrontare un “dura” estate di uscite e allenamenti per coltivare la speranza di arrivare in fondo alla gara. Perché questo era il nostro obiettivo: partecipare e finire, punto. Parlo al plurale perché ci siamo dovuti trovare in tre per avere il coraggio di fare il passo e di iscriversi. Così eccomi qui con Robi e Giorgio, fianco a fianco, tesi e nervosi ad attendere il nostro turno. Si perché i bikers veri, i professionisti, quelli sono già partiti da oltre mezz’ora e sono quasi in cima alla mitica salita del Lusia, che per noi rappresenta il punto di non-ritorno. Al loro via, come molti altri, eravamo là davanti alle griglie a vederli partire, a fare il “lancio”, come si dice in gergo. Ed in effetti la partenza sembra proprio uno schiocco d’elastico con gambe che iniziano a pedalare al massimo e muscoli tesi per conquistare ogni centimetro possibile. Abbacchiati torniamo al nostro posto: escursionisti – ultima griglia, dietro a tutti. L’altoparlante recita i nomi delle varie categorie in partenza che si susseguono con ritmo incalzante. Finalmente si sente “Escursionisti!”. All’improvviso la ressa di biciclette che mi circondava si dirada, prima passi lenti, poi veloci, ecco che qualcuno salta sella, ci siamo, vai che partiamo anche noi! La partenza è nei pressi del campo di calcio di Moena, appena passati sotto lo striscione della partenza imbocchiamo una stradina asfaltata che porta sulla statale. In questo tratto ci sentiamo anche noi come i campioni, accompagnasti dalle urla e dalle incitazioni della folla che si accalca lungo le transenne. In questo momento percepisco la bellezza e la semplicità dello sport tanto decantata dal motto decoubertiano “l’importante è partecipare”. Ma l’emozione è breve perché ora tocca a me e alle mie gambe affrontare gli oltre 40 chilometri di percorso. Infatti, passati i primi pochi chilometri di falsopiano eccoci a girare sulla strada per il passo San Pellegrino che si percorre fino a incontrare la strada forestale per il Passo Lusia. Adesso le cose si fanno serie: ci aspettano oltre 8 chilometri di salita su strada sterrata, molto pendente e continua, che si addentra nel bosco. Qui il gruppo che si era spezzato lungo la strada asfaltata si ricombatta. Le fronti iniziano a imperlarsi di sudore e l’aria si riempie di imprecazioni e ripensamenti. Il bosco risuona del rumore della catena che sfrega sulle corone e il profumo della resina dei pini è coperto da quello del sudore. La salita, già terribile nelle descrizioni di chi l’ha provata, non perdona e non fa sconti a nessuno: qui bisogna solo avere gambe e trovare il giusto ritmo. Nei pressi della Malga Pozza la strada sembra regalare un respiro, ma la delusione è grande perché subito dopo ci attende uno strappo di incredibile pendenza e con un bel fondo sconnesso che porta ai prati finali e al passo delle Cune, a quota 2.272. Alternando tratti a piedi e tratti in sella guadagno faticosamente il passo dove è collocato, strategicamente, un punto di ristoro che permette una brevissima sosta per il recupero delle energie con superba vista panoramica sulle Pale di San Martino, Monzoni e Catinaccio. Ma il tempo è tiranno e non è questo il momento per cedere a romanticismi. Nel frattempo ci siamo ritrovati tutti e tre e quindi eccoci pronti a buttarci a capofitto giù dalla pista da sci che presenta un bellissimo fondo sconnesso con roccette e insidiose canalette profonde! Attaccati ai freni scendiamo velocemente verso il Rifugio Resila. L’aria fresca e frizzante sembra ridare le energie perse sulla salita precedente. Una secca inversione ad u ci riporta su una salita, stavolta corta e di pendenza contenuta, che ci porta fino a Malga Colvere. Anche qui non c’è tempo per ammirare lo stupendo panorama che ci circonda perché bisogna correre sulla veloce discesa sterrata che ci porta rapidamente sul fondo della Val San Pellegrino nei pressi del torrente omonimo. Costeggiando il torrente continuiamo fino ad incontrare la statale del Passo all’altezza del “Ponte dei Ronchi”. Sempre in discesa seguiamo la statale fino a scorgere il sovrappasso della pista da sci del Lusia che attraversiamo senza indugio per prendere decisamente un ponte che porta lungo una stradina asfaltata e pianeggiante che porta alla frazione Someda. Recuperate le forze grazie all’alternanza di tratti in salita e tratti in discesa, imbocchiamo il sentiero che porta a Sorga Alta . Dalla frazione prendiamo il sentiero del “percorso vita” che porta alla strada forestale che da Soraga porta a Pociacie lungo una salita piuttosto ripida e continua. Dopo i primi tornanti in salita le forze iniziano a diminuire rapidamente e la fatica risale improvvisa. Anche in questo tratto ci si ricompatta in gruppo e faticosamente si cerca di salire senza mollare. Fortunatamente il fatto di non essere solo aiuta: tra una battuta di qualcuno, le solite frasi del tipo “ma chi me l’ha fatto fare”, la strada corre sotto le ruote dentate. Dopo circa 4 chilometri in salita, nei pressi di un tornante, svoltiamo a sinistra seguendo le indicazioni del segnavia n. 642. Finalmente la strada diventa più pianeggiante e dopo aver percorso circa 1 chilometro arriviamo al “Piano delle Pociace”. Attraversiamo il piano fino ad immetterci nuovamente su una strada forestale la quale porta rapidamente nei pressi di un tornante dove si segue per “Aloch”. Superato il tornante ci troviamo a percorrere un sentiero prima ripido e poi pianeggiante che attraversa il bosco e che sbuca sulla strada forestale che percorre gran parte della “pista Aloch”. Finalmente ha inizio una nuova lunga e tecnica discesa in direzione della “Malga Aloch” che porta, con alcuni tornanti, ad una stretta inversione ad U che si collega con la strada sterrata in leggera discesa che si immette sulla pista ciclabile asfaltata che ci porta fino all’abitato di Soraga. Questa nuova lunga e veloce discesa permette allo spirito di recuperare un po’ di energie e di speranze per gli ultimi chilometri che rimangono da coprire. Dopo aver superato il sottopasso della strada statale si svolta a destra verso un ampio parcheggio sterrato che porta alla Chiesa di Soraga. Qui un piccolo ristoro regala un attimo di tregua al fisico ormai spossato. Purtroppo dopo circa 400 metri, si svolta a sinistra percorrendo un tratto di strada in salita non particolarmente impegnativo, che poi, invece, dopo aver attraversato un ponticello, diventa molto ripida ed impegnativa se pur asfaltata. Ma le sorprese non sono finite perché terminata la salita, in loc. Sester, si svolta a sinistra percorrendo una strada sterrata inizialmente pianeggiante che diventa sempre più ripida fino ad arrivate ad un bivio in cui il nostro percorso (classic) si divede da quello ben più impegnativo della marathon. Svoltiamo a sinistra percorrendo una strada in discesa particolarmente ripida in parte sterrata e in parte cementata al termine della quale si prende una strada sterrata in direzione Moena che si segue fino al”Col de Sodai”. Continuiamo lungo un bel sentiero sterrato fino a passare nei pressi dell’Hotel El Laresh pr poi seguire la strada asfaltata che porta, in salita, verso Malga Roncac. L’asfalto lascia il posto allo sterrato che porta alla malga che si supera entrando nel bosco fino ad incontrare il ponte sul Rio Costalunga. In discesa, piuttosto ripida, si continua fino ad incontrare una stretta strada forestale che ben presto si restringe fino a diventare un sentiero in prossimità delle Terre Rosse. Qui, nonostante il fisico ormai prostrato, ci troviamo ad affrontare una discesa impegnativa per la presenza di canalette e sassi che sbuca su una bella radura prativa. Finalmente la discesa diventa più facile, percorrendo inizialmente una comoda strada sterrata, che dopo aver attraversato un ponticello in legno, diventa asfaltata. Proseguiamo diritto fino ad arrivare alle prime case di Moena e dalle quali, ben presto, si arriva nei pressi del Prato di Sorte. Da qui si scorge la partenza della mattina, le forze sembrano rientrare per l’ultimo sforzo che ci permette di passare sotto lo striscione dell’arrivo. Dopo qualche minuto di sconcerto dovuto alla folla che popola lo spazio dietro l’arrivo, cerco di orientarmi per ritrovare i miei compagni di gara. Ci ritroviamo alla spicciolata, con le facce visibilmente tese e stanche, ma con un sorriso che riempie i nostri volti e che rivela la nostra gioia di avercela fatta. Un veloce saluto tra noi e poi eccoci a raccontarci le fatiche passate, i passaggi difficili, i momenti di stanchezza e quelli in cui avresti voluto mollare. Finalmente abbiamo il tempo di guardarci attorno e di scoprire le severe guglie dolomitiche che si stagliano nell’azzurro del cielo e che ci hanno accompagnato lungo tutto il percorso. Un paesaggio unico ed incantevole, quasi magico per questo suo aspetto fantastico. Fanno da contrasto i colori, i suoni, la confusione della zona di arrivo popolata da stand ed espositori, curiosi, atleti che vanno e vengono. Il punto di ritrovo è il grande padiglione dove ci attende un meritato pranzo e dove si svolgeranno le premiazioni per le varie categorie. Sembra di appartenere tutti alla stessa grande famiglia, ci si scambia opinioni, battute, commenti. Ci si ripete che questa è l’ultima volta che si fa una pazzia del genere, ma si sa che le bugie hanno le gambe corte.

Si ringrazia per la collaborazione e l’ospitalità l’ufficio del turismo di Moena.

INFORMAZIONI TECNICHE E DATI
La Rampilonga propone 3 tipi di tracciati aperti a tutti (professionisti, tesserati e cicloturisti):
percorso “marathon” di lunghezza pari a 62 Km, dislivello 2548 m di cui 24,7 Km in salita, 25 Km in discesa e 12,3 in falsopiano-pianura;
percorso “classic” di lunghezza pari a 45,4 Km, dislivello 1983 m di cui 19 Km in salita, 19,1 Km in discesa e 7,3 in falsopiano-pianura;
percorso “rampimidi” di lunghezza pari a 29,6 Km, dislivello 900 m di cui 11,6 Km in salita, 10,6 Km in discesa e 7,4 in falsopiano-pianura.
In particolare i tracciati classic e marathon vedono la partecipazione di atleti di fama internazionale che aumentano ogni anno, richiamati dalla spettacolarità e dall’importanza dell’evento.

Per iscrizioni e informazioni si può consultare il sito www.rampilonga.it.

MOENA, LA FATA DELLE DOLOMITI
Immersa in una splendida conca, Moena, il cui nome deriva probabilmente dal latino mollis ovvero terreno umido, conserva un fascino particolare e diventa così la fata delle Dolomiti. Moena sorge a circa 1183 m di quota ed è il primo centro che si incontra entrando in Val di Fassa. Il paese è adagiato in una conca affascinante e soleggiata. Circondata da verdi prati e boschi che in inverno, sotto un candido manto di neve, creano uno scenario da favola . Moena è collegata al Passo San Pellegrino che, oltre a rappresentare un veloce collegamento con il Veneto (Falcade – Belluno – Venezia), è località turistica a tutti gli effetti con alberghi ed impianti sciistici, nonché zona escursionistica in estate. Moena è il più grande centro abitato della Val di Fassa e confina con la Val di Fiemme, alla quale è ancora legata economicamente da tempi antichi. Il paese è suddiviso in rioni: Ciaséole, probabilmente il più antico e Turchia forse il più recente. Forno, Medil, Peniola, Sorte e Someda sono invece le sue frazioni. Sono numerose le strutture ricettive tra hotel, appartamenti e residence.

ESTATE IN VAL DI FASSA
In estate la Val di Fassa sembra trasformarsi ed uscire come d’incanto da una fiaba: distese verdi, il “Giardino delle Rose” con i rododendri nel Catinaccio, detto anche “Rosengarten”, il bosco rinvigorito e la fauna risvegliata dal lungo inverno. Ovunque l’esplosione della natura con i suoi smaglianti colori : dalle mille gradazioni del verde, all’azzurro cobalto del cielo, dal giallo dominante delle prime fioriture al rosso arancio dei gigli di prato. Di tutto questo si gode tra le vette dei “Monti Pallidi”, così chiamati perché, specialmente in estate, assumono questo particolare colore tenue, rosa, violetto, a seconda della luce, perfino indefinibile. Oltre 300 km di sentieri segnati per escursioni memorabili. Camminare in Val di Fassa in estate non significa per forza emulare le imprese di Messner o scalare le cime più impervie. L’ampia offerta di possibilità escursionistiche abbraccia proprio ogni tipo di difficoltà. Infatti esistono numerosi percorsi semplici, senza particolare pendenza o esposizione e che, in certi casi, seguono tratti completamente pianeggianti. Non per questo le passeggiate sono meno affascinanti, anzi molte ci regalano un panorama che nulla ha da invidiare a sentieri ben più impegnativi. Facili per tutta la famiglia o impegnative per l’esperto scalatore. Si potranno percorrere valli incantate o sentieri in alta quota fino a raggiungere la vetta più alta di tutte le Dolomiti, la “Regina delle Dolomiti” ovvero la Marmolada (m. 3.342). Alcuni sentieri in quota si raggiungono facilmente, grazie agli stessi impianti di risalita che in inverno portano gli sciatori sulle piste e d’estate aiutano ad intraprendere i lunghi percorsi tra le Dolomiti della Val di Fassa.

COME RAGGIUNGERE LA VAL DI FASSA
La Val di Fassa si trova nel Trentino nord orientale e confina con l’Alto Adige verso ovest e con il Veneto verso est. La valle è raggiungibile con l’automobile da più punti, superando i passi che la circondano. La strada di accesso più importante e scorrevole è la SS48. Dopo aver abbandonato l’Autostrada del Brennero (A22) all’altezza del casello di Egna – Ora, in breve ci si immette sulla SS48. Si prosegue attraverso la Val di Fiemme fino a raggiungere il primo paese della Val di Fassa, ovvero Moena.
Un percorso alternativo è quello che parte da Bolzano (Uscita Autostrada del Brennero casello Bolzano nord) lungo la Val d’Ega attraverso il passo Costalunga (detto anche passo Carezza) per giungere a Vigo di Fassa. Quest’ultimo percorso è più breve del precedente, se consideriamo la distanza che separa l’uscita autostradale dal primo paese della Val di Fassa, ma, specialmente d’inverno, risulta più impegnativo. (Bolzano-Vigo: km 37).
La Val di Fassa è servita da un servizio di autocorriere di linea che consentono il collegamento con le stazioni ferroviarie di Trento e Bolzano.

   Pubblicato da Luca in: Mountain bike | Comments Off

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