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IL GIARDINO GLACIALE DELL’OSSOLA
Monday 5 September 2011

intro2.jpgDa Domodossola, procedendo in direzione nord, si entra nella spettacolare Valle Antigorio, un profondo solco vallivo scavato nei millenni dall’azione dei ghiacciai e dall’erosione operata dal fiume Toce. La valle si incunea profondamente all’interno del territorio elvetico, confinando ad ovest con il Cantone Vallese e a nord con il Canton Ticino, raggiunto dalla Valle Formazza, naturale prosecuzione della Valle Antigorio. L’anima di queste valli è rappresentata dal fiume Toce che le percorre per tutta la loro lunghezza e che nel corso dei millenni le ha modellate, incidendo ed erodendo le rocce che trovava lungo il suo percorso, fino a scavarsi il suo attuale alveo che sfocia, dopo un cammino di 80 chilometri, nel Lago Maggiore. Ed è proprio l’acqua, definita “la fortuna ed il castigo dell’Ossola”, che ha modellato nelle ere geologiche il paesaggio della Valle Antigorio fino alle spettacolari forme attuali: prima con l’azione dei ghiacciai e poi con il lavorio dei torrenti e dei fiumi. Il loro intenso e continuo lavorio ha creato, nella zona compresa tra Baceno e Premia, qualche cosa di unico nel suo genere e definitodal Mortarotti “il giardino glaciale dell’Ossola”: una serie di interessanti e notevoli curiosità morfologiche costituite da forre, orridi e tortuosi meandri di roccia che si inseriscono perfettamente in un territorio profondamente modificato dall’uomo e che costituiscono un eco-museo all’aperto. Oggi questo complesso geologico-morfologico è stato valorizzato con la creazione di un percorso che permette di vedere da vicino e di toccare con mano il risultato dell’azione erosiva e modellatrice dell’acqua nel tempo. L’escursione agli “Orridi di Baceno-Uriezzo” e alle “Marmitte dei Giganti” è l’occasione per fare non solo una passeggiata in ambiente unico ed interessante dal punto di vista paesaggistico e naturalistico, ma anche per compiere un vero e proprio salto in un’altra era geologica spostandoci all’indietro nel tempo di oltre 14.000 anni (millennio più o meno), ai tempi dell’ultima glaciazione. In quel periodo, identificato dagli studiosi con il nome di Würmiano, un’immensa distesa di ghiaccio copriva, come una trapunta spessa circa 1.000 metri, gran parte della valle, lasciando emergere solamente le cime più alte. Questo antico ghiacciaio (Ghiacciaio del Toce) nel momento della sua massima espansione, secondo le ricostruzioni degli studiosi, possedeva un fronte largo circa 6 chilometri ed uno spessore massimo di 1.300 metri. Durante la sua vita geologica, il ghiacciaio con i suoi movimenti di allungamento e raccorciamento ha profondamente modellato la Valle Antigorio lasciando le inconfondibili tracce che ancora oggi possiamo ammirare. Infatti è’ stata l’alternanza di ere glaciali e interglaciali, raffreddamento e riscaldamento, a modellare nel corso dei millenni le forme del paesaggio così come oggi lo ammiriamo. Successivamente alle ere glaciali l’azione modellatrice del paesaggio è stata continuata dall’azione erosiva operata dall’acqua con i torrenti ed i fiumi che hanno scavato le rocce che offrivano una minore resistenza e con la pioggia che ha sciolto i deboli strati calcareo-dolomitici presenti nelle formazioni rocciose. L’imponente azione di modellamento e di erosione operata dal ghiacciaio e dai torrenti del passato ha lasciato segni così grandiosi e complessi, e insieme così evidenti, come raramente nelle Alpi si possono trovare. L’azione erosiva si è spinta a tal punto che in meno di 3 chilometri l’imponente gradino roccioso di Premia è stato inciso per una profondità di 160 metri. L’espressione più evidente dell’azione erosiva esercitata dal ghiacciaio e dai fiumi sono i cosiddetti “orridi”, che a discapito del temibile nome, costituiscono profonde incisioni nella roccia scavate dall’antico sistema di torrenti che scorrevano sul fondo del ghiacciaio che percorreva la valle. Gli orridi sono il risultato dei movimenti del ghiacciaio: le spinte dinamiche del lento ma inesorabile movimento verso il fondo valle e lo scorrere vorticoso dei torrenti subglaciali, che trascinavano nelle loro acque di scioglimento sabbie, detriti e rocce, furono tanto potenti da spaccare e modellare la roccia creando paesaggi straordinari: forre profondissime, stretti passaggi quasi labirintici, strapiombi di decine di metri, conche e piscine naturali, cascate improvvise e giochi d’acqua inaspettati. Successivamente, con il ritiro dei ghiacciai, l’andamento della locale rete idrografica si è sensibilmente modificato; la peculiarità degli orridi della Valle Antigorio consiste nel fatto che il torrente che li ha modellati ora non percorre più queste strette incisioni e pertanto è possibile camminare agevolmente all’interno di esse. Gli orridi sono contraddistinti da una serie di grandi cavità subcircolari separate da stretti e tortuosi cunicoli. Le pareti sono tutte scolpite da nicchie, volute, scanalature prodotte dal moto vorticoso e violento di cascate d’acqua e in certi punti si avvicinano tanto che dal fondo non permettono la vista del cielo. Il fondo di queste cavità non è visibile perché è mascherato in parte dal materiale alluvionale portato dall’acqua ed in parte dal terriccio creatosi recentemente. Gli orridi costituiscono un ecosistema complesso in cui costanti condizioni di elevata umidità e scarsa illuminazione, nonché la presenza di pareti lisce e levigate, determinano difficili condizioni ambientali a cui si adattano, in campo vegetale, soprattutto muschi e felci, presenti in una grande varietà specie. Altre forme di erosine della roccia create dall’acqua e dai ghiacciai sono le marmitte dei giganti: grandi cavità semicircolari o cilindriche scavate nella roccia dalla violenza dell’acqua. Queste si originano per l’azione erosiva e levigatrice della sabbia e dei ciottoli trasportati dalla corrente vorticosa dei fiumi e intrappolati nelle piccole cavità del fondo roccioso. La corrente del fiume crea un movimento vorticoso che coinvolge questi sedimenti che abradono e levigano la roccia formando le cavità che oggi possiamo ammirare e che possono avere un diametro superiore anche ai 10 metri.
In valle Antigorio sono numerose le possibilità di visitare orridi e marmitte dei giganti. Gli orridi più noti sono quelli di Uriezzo perché visitabili con un percorso facile, dai dislivelli trascurabili e con solo un pò di saliscendi. Al contrario l’orrido di Baceno, o Orrido di Silogno, purtroppo non è né raggiungibile né visitabile direttamente. Per quanto riguarda le marmitte dei giganti le più spettacolari sono quelle di Maiesso, che si incontrano lungo il percorso degli orridi di Uriezzo, ma non meno interessanti sono anche quelle della piccola frazione di Croveo, poco sopra Baceno. Quest’ultime, dette “le caldaie di Croveo” si possono raggiungere facilmente con la mulattiera che costeggia la Chiesa sulla sinistra e quindi, aggirando l’abitato, scende fino ad un ardito ponte in pietra dal quale si possono ammirare queste spettacolari formazioni (5 minuti dalla piazza).

IL PERCORSO DEGLI ORRIDI DI URIEZZO
La visita agli orridi di Uriezzo è un facile itinerario che percorre alcuni sentieri della zona senza un percorso obbligato, ma che collega tra di loro i 3 principali orridi presenti nella zona (l’Orrido Sud, il più spettacolare, lungo circa 200 metri e profondo fino a 30 metri; l’Orrido di Nord-Est, lungo circa 100 metri e molto stretto in alcuni punti ed il più modesto Orrido Ovest) e le marmitte dei giganti di Maiesso. Il percorso consigliato è quello ritenuto più interessante per visitare in continuità tutte le spettacolari formazioni geologiche presenti nella zona di Uriezzo. L’intero giro richiede circa 3-4 ore di tempo ed è parzialmente segnalato con apposita cartellonistica e tabelloni didattici.
Il percorso parte sul lato sinistro dell’antica chiesa del XII secolo di San Gaudenzio a Baceno (segnaletica gialla) Da qui parte una bella mulattiera che scende verso valle in mezzo ad un fitto bosco, affiancato da alte pareti rocciose, lisce e levigate, che già costituiscono una prima testimonianza dell’intenso lavorio operato dall’acqua nel tempo. Camminando circa una ventina di minuti si giunge nella piana di Verampio. Al termine della mulattiera proseguiamo verso sinistra per un sentiero tra prati e boscaglie, che ci conducono ad un ampio prato pianeggiante. Qui in mezzo al prato, sulla destra del sentiero che conduce ad Uriezzo, “si apre un crepaccio a fior di terra” che costituisce l’orrido Sud, chiamato localmente la “Tomba di Uriezzo”. In corrispondenza dell’alveo di un torrente, abitualmente in secca, si accede al precipizio costituito da una serie sinuosa e bizzarra di caldaie asciutte una più grande dell’altra. La seguente descrizione dell’orrido sud è tratta dal De Maurizi: “Su una linea di circa 150 metri si aprono quattro marmitte la prima a forma circolare, misura circa 5 metri di diametro per 12 di altezza; la seconda, pure a circolo, suddivisa in curiosi meandri, ha un diametro di 4 metri per 1 di altezza; la quarta, più grande, è invece un ovale avente un asse maggiore di 30 metri, minore di 12, con 12 metri d’altezza. La discesa in questo luogo non è possibile a causa di un salto di una decina di metri, nella strozzatura della roccia. Per completare la vista all’Orrido converrà risalire al prato descritto sopra, e scendere a mattina un sentiero che conduce sulla sinistra all’ingresso dell’Orrido inferiore, non meno bello ed interessante del superiore”. Attualmente due scale in ferro, la prima alta circa 10 metri e la seconda circa 3, permettono di superare il salto tra la parte superiore ed inferiore dell’orrido e di visitarlo integralmente. Gli studiosi ritengono che questo crepaccio aperto direttamente sul piano prativo si sia originato per l’azione diretta dell’acqua di scolo del ghiacciaio e non per l’azione erosiva di un torrente. Si ritiene che il Ghiacciaio del Toce, in questo punto, si articolasse in una grande seraccata con intensi flussi di acqua. Appena si entra in quella che sembra la porta che conduce al cuore della terra si prova una strana una sensazione, come di uno stacco brusco ed improvviso. Si passa da un paesaggio dolce, soleggiato e verdeggiante ad uno spazio di penombra dove rari raggi di sole stentano a penetrare sfiorando le pareti come lame di luce, passiamo dal caldo al fresco-umido, dove solo muschi e licheni riescono a prosperare e a svilupparsi. Camminiamo agevolmente sul fondo pianeggiante e asciutto, attraversando grandi cavità arrotondate che si alternano a passaggi stretti ed angusti mentre sopra le nostre teste le vertiginose pareti lisce sembrano a tratti congiungersi lasciando solo strette aperture verso il cielo. A queste affascinanti visioni si contrappone il nome “orrido” per questo tipo di paesaggio, un aggettivo che si associa a idee di paura, bruttezza, inquietudine ma anche attrazione, fascino, mistero. Muoversi all’interno della terra stimola fortemente la nostra immaginazione; forme così diverse da quelle delle “normali” rocce di superficie sembrano create da qualcuno dai gusti molto particolari. All’uscita dell’orrido troviamo un pannello didattico che ci fornisce alcune indicazioni sulla storia e sulla conformazione di queste rocce. Da qui proseguiamo prendendo il sentiero sulla nostra destra (segnale giallo) che scende in mezzo al bosco e che raggiunge con una bella mulattiera il ponte il legno di Maiesso, circa 15 minuti. A monte del ponte possiamo ammirare una spettacolare piscina naturale scavata nella roccia e formata da grandi cavità circolari che l’acqua del Toce attraversa spumeggiante: Dove le marmitte si allargano si formano delle bellissime vasche colme di acqua colore verde smeraldo, sul cui fondo si vedono i sassi arrotondati che hanno contribuito alla creazione di questo spettacolo della natura. A valle del ponte l’acqua scorre sulle rocce levigate creando un meandro di canali che si collegano poco oltre formando il letto del Toce. Attraversiamo il ponte e risaliamo il sentiero, indicato come G6, che si inerpica nel bosco e sale verso la frazione di Crego. Percorriamo una bella mulattiera che raggiunge alcuni alpeggi abbandonati, poco oltre lasciamo il sentiero che sae con alcuni tornati verso Crego e proseguiamo a sinistra, seguendo un’evidente traccia che entra nel bosco. Con cautela ci possiamo avvicinare ad alcuni balconi naturali, a lato del bosco, che si affacciano sulla profonda incisione scavata dal Toce, profonda oltre 100 metri e dalla quale sale l’assordante fragore dell’acqua che scorre sul fondo. In circa 30 minuti arriviamo allo spettacolare ponte di Balmasurda. Dall’alto del ponte o dalle sue sponde si può ammirare il Toce, o meglio “la Toce” secondo la toponomastica locale, che si precipita vorticosa, di salto in salto, in direzione di Maiesso creando la forra più alta tra quelli presenti. L’acqua produce un rumore assordante creato dal salto di ben 160 metri che compie per raggiungere il fondovalle. Oltre il ponte risaliamo gli ampi prati in direzione di Uriezzo passando a fianco dell’Oratorio di S. Lucia. Seguendo la strada asfalta , in dieci minuti, raggiungiamo, sulla nostra destra, un caratteristico ponte ad arco dal quale possiamo vedere la pittoresca pozza dell’orrido di S. Lucia. Ritornati sui nostri passi, a pochi passi dall’oratorio di S. Lucia, alle spalle di una caratteristica casa in pietra, si apre l’orrido di nord-est: un cunicolo tortuoso cieco, formato da una serie di piccole caldaie assai interessanti, anch’esse di formazione fluvioglaciale, lungo circa 150 metri e percorribile in tutta la sua lunghezza. Al termine dell’orrido una breve scalinata ci riporta sull’ampio pianoro dell’Oratorio di Santa Lucia. Qui seguiamo il sentiero che prosegue in direzione nord, passando sotto le case di Uriezzo e che raggiunge l’orrido di nord-ovest. Questo è formato da un cunicolo piuttosto stretto, tortuoso e profondamente modellato dalle acque,reso sicuro da pioli in ferro e corde fisse (potrebbe creare però qualche problema a chi soffre di vertigini). Lo si attraversa per la sua lunghezza portandoci sulla mulattiera che scende verso Uriezzo e conduce all’imbocco dell’orrido sud. Da qui seguendo il sentiero sulla nostra destra, dal quale siamo arrivati all’andata, torniamo a Baceno.

NOTIZIE UTILI

L’itinerario proposto è di tipo escursionistico, richiede un minimo di capacità di orientamento dato che i sentieri non sono sempre segnalati in modo ottimale. Il problema si può risolvere con l’uso di una cartina della zona (Kompass n.89 Domodossola oppure CNS n. 275 Valle Antigorio, entrambe a scala 1:50.000) o con l’opuscolo sulle “Meraviglie geologiche in Valle Antigorio” che si può richiedere all’Ufficio Informazioni Turistiche di Crodo.
Il tempo necessario per percorrere l’intero itinerario descritto è di circa 3-4 ore, incluse le soste, il dislivello da superare sia in salita che in discesa è di circa 200 metri.

Periodo consigliato: tutto l’anno eccetto i mesi invernali per la presenza di neve e ghiaccio. Il periodo migliore, anche per le stupende fioriture della zona, è compreso tra metà marzo e fine aprile.

Abbigliamento consigliato: abbigliamento da bassa quota, calzature da escursionismo. Dopo un periodo piovoso è facile trovare pozzanghere e fango lungo il percorso.

Numeri telefonici utili:

- Comunità Montana delle Valli dell’Ossola tel 0324 600005, sito internet www.cmvo.it
- Comunità Montana Antigorio, Divedro, Formazza, Fraz., Bagni di Crodo, tel 0324618431
- Ente parco Alpe Veglia e Devero, Varzo, tel 032472572

BACENO
La caratteristica località di Baceno sorge a 685 m s.l.m., adagiata nella soleggiata conca dove si intersecano le valli Severo ed Antigorio, alle pendici della gigantesca mole del Monte Forno. Anche se sorge su un promontorio Baceno gode di un ottimo clima ed è riparata dai freddi venti del nord, motivi per i quali sembra ne derivi il nome stesso. Baceno è nota fin dall’antichità in quanto crocevia delle mulattiere che portavano in Svizzera: la prima che risaliva lungo la Valle Antigorio e Formazza per raggiungere la Svizzera attraverso il Grimselpass, la seconda più diretta e severe che passava per l’Alpe Devero e scendeva nella Valle di Binn. Quest’ultima via era utilizzata fin dall’epoca romana, come dimostrato dalla necropoli datata dal V al III sec. A.C. ritrovata nei pressi di Binn, oppure nei modesti ritrovamenti avvenuti nella zona di Baceno. Nel XIII secolo la località conobbe la sua massima prosperità in quanto divenne luogo di sosta per i mercanti che non volevano valicare il Sempione a causa dei numerosi pericoli. Baceno perse la sua importanza con l’apertura della strada napoleonica del Sempione e solo attorno al 1856 venne raggiunta dalla strada.
Principale monumento del paese è la Chiesa di San Gaudenzio che si eleva sullo sperone roccioso che domina l’orrido di Silogno ed iniziata nel X secolo come cappella. La chiesa venne modificata ed ampliata per ben tre volte, alcune parti dell’edificio originario sono ancora visibili. Il valore del monumento è sia storico che artistico per le stupende decorazioni presenti al suo interno e gli splendidi vetri colorati presenti al suo interno, dei quali purtroppo i più grandi vennero venduti nel secolo scorso. Se aperta, merita una visita così come anche il piccolo centro di Baceno, con le sue viuzze strette e le antiche case in pietra.

PREMIA
Qualche chilometro più a monte di Baceno sorge Premia, detto il cuore ruvido della valle. Il paese è composto da oltre 20 frazioni che si disperdono su oltre 10 chilometri di valle. Si tratta di piccoli nuclei, molti dei quali interessanti dal punto di vista architettonico. La vera bellezza di Premia è la natura nella quale è immersa e dalla quale trae la sua ricchezza, oggi come ieri. Premia è sede di grandi centrali idroelettriche di proprietà dell’ENEL ed i suoi versanti rocciosi sono feriti dalle numerose cave attive dalle quali si estrae il prezioso “serizzo”. Una pietra di grande bellezza e molto usata nelle decorazioni urbane anche per le sue doti di robustezza e durevolezza: un tempo era ampiamente usato per fare i bordi dei marciapiedi, specie a Milano. Nel XIII secolo Premia ricoprì un ruolo di grande importanza nella storia ossolana per la presenza della famiglia De Rodis, che diede origine alle più importanti famiglie dell’Antigorio. Questi nobili erano “decimatori”, cioè raccoglievano le imposte per conto del Vescovo di Novara. L’incanto di Premia è il “Sasso di Premia”, la cui vetta si raggiunge in circa 10 minuti a piedi dal paese. Il Sasso di Premia è un immenso scoglio di ortogneiss, levigato ed arrotondato dal ghiacciaio del Toce che verso est forma uno spettacolare dirupo. La base di questa parete può essere raggiunta in macchina con la strada posta sulla destra appena fuori dal paese ed è una delle entrate per raggiungere gli orridi di Uriezzo. Qui è evidente l’imponente solco vallivo ritenuto, forse, sede dell’antico alveo del Toce. Il sasso di Premia è ampiamente utilizzato come palestra di arrampicata.

   Pubblicato da Luca in: Itinerari a piedi | Comments Off

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